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Cosa perdiamo fotografando in continuazione

Quanto è instagrammabile questa foto?
Avete mai sentito una discussione partire da questa domanda? Se no, probabilmente non siete appassionati di una delle maggiori applicazioni del momento, Instagram per l’appunto, e nemmeno degli aspiranti influencer. Il termine, un aggettivo diventato di uso comune, indica l’appetibilità che un’immagine potenzialmente ha se inserita nell’applicazione. In termini pratici è difficile elencare le caratteristiche che devono possedere le immagini per essere definite “un buon instragrammabile” perché ogni categoria di foto ha delle regole che rendono l’oggetto o il soggetto più attraente per i follower, ovvero gli appassionati di quella categoria o del personaggio raffigurato. A riprova di ciò, basta inserire il termine nei motori di ricerca per trovare guide di consigli su come rendere un’immagine migliore per ogni tipologia di scatto: cibo, vestiario, arte, paesaggi, autoscatti, animali, mobili, ecc…
Si trovano on line anche indicazioni sul modo e il tempo di pubblicazione, ovvero quante foto caricare sulla app e quante in una giornata, ma non solo, anche il momento più adatto in cui farlo, quali tag aggiungere, quali persone citare, quali commenti aggiungere.

Questo può farci capire quanto le immagini e il saperle catturare diventa importante nell’era digitale. Ma un’altra considerazione può esserci d’aiuto nel definire la portata che rivestono le foto, scattarle, conservarle o pubblicarle, nella nostra quotidianità: la stima della somma di foto pubblicate attraverso social giornalmente in rete supera i 1,2 bilioni di immagini (fonte http://www.techboom.it 2017). Se consideriamo ognuna delle diverse applicazioni più usate, possiamo trovare che instagram acquisisce 3600 foto e 8500 “like” addirittura al secondo, Flickr che è utilizzata soprattutto da professionisti e da appassionati di fotografia ottiene la visualizzazione di 20 milioni di scatti al minuto e Pinterest, registra 11mila utenti attivi ogni minuto. Tornando ad applicazioni più conosciute in Italia, Tumblr acquisisce 20mila nuove foto al minuto e Snapchat, gestisce il traffico di 104mila foto al minuto. (fonte: https://www.edinet.info/ediblog/cosa-accade-ogni-60-secondi-in-rete/)

Tutto questo traffico di immagini, corrisponde ad un massiccio utilizzo della chiave iconica per comunicare in maniera diretta, veloce e impattante contenuti a volte semplici e commerciali, a volte più personali ed affettivi, a volte sociali e complessi. Il fatto che la digitalità ci abbia abituato a scorrere velocemente e a processare le immagini a cui veniamo sottoposti giornalmente a volte con scarsa o nulla attenzione è solo uno degli effetti del cambiamento imponente che la comunicazione ha subito e che ha cambiato il nostro modo di percepire le foto, di ricercale, di scattarle e di condividerle.
Si tratta di una modalità di comunicazione rivoluzionaria perché ci insegna meccanismi nuovi di comunicazione, prima ad appannaggio unicamente di professionisti. Inoltre, ci rende curiosi verso la realtà dandoci una chiave di lettura del mondo più sfrontata, forse all’apparenza più superficiale, ad alto contenuto emotivo e ci spinge ad una gara di accumulo immagini da scorrere il galleria per raccontarsi agli altri, per selezionare i ricordi più importanti in una giornata, per scegliere quelle che ci rappresentano in ogni social diverso nel migliore dei modi in ogni sfaccettura: professionale, amicale, seduttivo, di appassionato di un genere di svago, di ruolo familiare, ecc…

Come ogni cambiamento che si rispetti ha conseguenze positive e negative dal punto di vista sociale e personale.

Dal punto di vista delle relazioni le ha rese più esplicite in alcuni casi, rendendo più immediati i messaggi scambiati sia per velocità di scambio, sia per potenza evocativa delle immagini e meno razionalmente mediata nel complesso la comunicazione. Questo da un lato può farci sentire più vicini, dall’altro ci rende più fraintesi e in balia delle nostre insicurezze nel momento in cui troviamo una possibile conferma della minor attenzione che l’interlocutore ci dimostra. Sotto il profilo sociale risultiamo più superficiali e meno propensi a prestare attenzione e sentimento ad un’immagine anche nel mondo reale: la visione di un film per intero e senza distrazioni è difficile, così come l’apprezzamento per più di qualche secondo di un tramonto o di qualche minuto per un paesaggio sconosciuto. Siamo anche più abituati a guardare gli eventi attraverso il diaframma dello schermo frapponendolo tra noi e l’evento che stiamo vivendo. A tal proposito è celebre la foto di John Blanding per il Boston Globe in cui tra la folla eccitata per una prima, l’unica persona senza smartphone che si gode apparentemente il momento senza la frenesia di catturare le immagini del momento è una signora anziana che appare più serena e autentica di tutti gli altri nel vivere l’emozione senza l’ingombro ed il filtro dello schermo di fronte alla faccia.560c240b1b00003000dfdf91

Ed è così che iniziamo a comprendere i grossi limiti che questo comportamento ormai abituale comporta: l’impossibilità di connetterci totalmente con la natura, le persone, gli eventi ed il clima che stiamo godendo; risultare anonimi, estranei ed estraniati dagli altri e dal costensto così come tutte le persone dell’immagine di Blanding.

E dal punto di vista personale?
Una tecnica di psicoterapia, la fototerapia è in grado di rendere comprensibile l’importanza che rivestono le foto significative e non per ogni individuo: questa tecnica, molto vasta nelle possibili applicazioni e che consente di aprire dei capitoli di vita non altrimenti narrabili o di scoprire significati importanti per il soggetto e mai focalizzati in maniera esaustiva si basa sulla visione e discussione guidata di foto portate e scelte dal soggetto stesso. Tali immagini possono essere significative affettivamente e non ci stupisce possano portare beneficio ad un percorso terapeutico. Tuttavia anche immagini scelte dal terapeuta riescono ad indurre trasporto emotivo, associazioni di pensiero e collegamenti a vissuti personali importanti.

Questo perché ogni immagine racchiude il senso di chi l’ha scattata e in alcuni casi può raccontare di questa persona, ma nella maggior parte degli scatti, il significato è quello proprio attribuito dallo spettatore che dal momento in cui vede dettagli o luci particolarmente evocativi per lui segue il suo filo logico ed emotivo.

L’immagine allora non è più fotocopia di realtà ma interpretazione e narrazione personale della nostra storia. Per questo importante e indelebile nella nostra memoria.

A proposito di memoria. Tutti abbiamo ancora in mente l’album di foto ben diverso dalla galleria del nostro smartphone e alcuni lo fanno ancora. Proprio nella differenza nel modo di collezionare foto ritroviamo un concetto importante: ciò che ci definisce e vogliamo realmente conservare a scopo ricordo è molto più raro ed emozionante di quanto non potrà mai essere una serie di foto che pubblichiamo sui social giornalmente.

Uno studio sul tema coordinato da Maryanne Garry, docente di Psicologia alla Victoria University di Wellington, in Nuova Zelanda ci manda poi un’allerta importante: la frenesia di catturare immagini data dalla possibilità potenziale di ricordare ogni cosa ha l’effetto opposto: crea una tensione ed uno stress tali da non consentire al cervello di imprimere il ricordo. Per questa ragione, non viviamo il momento e non possiamo ricordarlo in maniera reale ed emozionandoci genuinamente alla visione della foto che lo descrive e che abbiamo personalmente scattato.
Per approfondimenti http://www.repubblica.it/scienze/2014/05/26/news/psicologia_esperti_fotocamere_cellulari_rovinano_i_ricordi-87270577/

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