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Perché settare le informazioni di privacy può essere un’opportunità e non solo una fatica scomoda

​Insegnare ai ragazzi a seguire un comportamento on line che mantenga al sicuro la propria privacy è certamente importante per moltissimi motivi: evitare imbarazzi nel contesto sociale, non correre rischi di adescamento on line da parte di adulti sconosciuti, perdita del controllo delle informazioni su di sé, rendersi meno soggetti alle truffe. Per educare a tali concetti dobbiamo, da adulti, rispondere in breve e in maniera incisiva a una domanda piuttosto difficile, ovvero:

Perché è importante la privacy? 

Si tutela in quanto valore individuale, ma in questa società interconnessa è un concetto abusato o dato per scontato, tanto che anche per noi adulti diventa difficile darle un’importanza realistica. 

Restare anonimi on line è un segnale che crea diffidenza di per sé e, secondo le leggi dell’universo digitale, è una “scortesia” tale da determinare, a volte, persino l’esclusione dal gruppo. Celare informazioni fondamentali alla condivisione di interessi comuni può far fallire la relazione. Così, ad esempio, ci si può ritrovare a dare gli orari di presenza possibile al pc sulla base degli impegni lavorativi per poter restare sempre aggiornati sui contenuti di una fanpage a cui si è iscritti. Può essere utile e comodo per la maggior parte del tempo, ma può risultare fastidioso quando uno sconosciuto ad esempio ci chiede: “come è andato l’esame di ieri?”, informazione che ha potuto dedurre da una conversazione tenuta con un amico nella fanpage.

Proprio esempi di invasione della privacy di poco conto possono far desiderare ad adulti e adolescenti di modificare le informazioni di privacy nei social: una foto pubblicata che viene commentata positivamente ma da parte di persone sconosciute, auguri di compleanno da parte di conoscenti che normalmente non conoscerebbero la data perché non gliela diremmo… sono situazioni che possono anche risultare piacevoli ma ci danno modo di notare che il personale atteggiamento verso la nostra privacy non è strategico.

Lo spazio personale determinato da questo concetto corrisponde nel mondo fisico a tutto ciò che di noi può risultare molto utile o molto fastidioso all’interno delle relazioni. La passione per un cantante è utile a creare un contatto in una serata di festa ma raramente lo sarà ad un colloquio di lavoro. Alla pari, nel mondo on line, ogni contenuto personale svelato deve essere utile alla persona stessa nell’esplorare in modo soddisfacente l’universo digitale e  nell’entrare in contatto con contenuti che realmente possono essere interiorizzati e condivisi. Educare alla gestione della propria esposizione, significa soprattutto sviluppare la consapevolezza del fatto che raccontare di sé può farci ottenere una gran vicinanza o può allontanare persone diverse.

Un ultimo aspetto non meno importante riguarda particolari contenuti, soprattutto quelli emotivi che per loro natura richiedono una certa padronanza personale ed una maturità relazionale per essere tranquillamente esposti in pubblico: l’affettività è sicuramente tra gli argomenti di questo tipo. Alcuni dei contenuti caricati nei social quali le foto sono in spesso in grado di svelare questi temi in maniera veloce forte e non mediata da parte dei protagonisti: una foto che dice più di mille parole e ne provoca anche di più, alcune non desiderate e di difficile gestione.

Come fare allora? Ancora una volta la comunicazione “dal vivo” è fondamentale: Parlare in famiglia in maniera esplicita di motivazioni e di obiettivi riguardo alle proprie pubblicazioni on line, discutere anche tra adulti con serenità ma serietà dell’effetto delle reazioni di amici, conoscenti e sconosciuti ai propri post. Non applicare la censura a priori ma stimolare il confronto sulle opportunità date dall’esposizione personale nei diversi contesti. Come sempre, la consapevolezza aiuta più della paura e in maniera più soddisfacente.

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