Adulti, ragazzi e social media

Come individuare le notizie bufala (…insegnarlo ai ragazzi…) e vivere felici

“La verità che nessuno vi dice!!!”

“Leggete e condividete prima che lo facciano sparire dalla rete!!!”

“Non crederete mai a quel che è successo a questa ragazza/attrice/cantante!!!”

Con ogni probabilità queste frasi vi suoneranno familiari, soprattutto se utilizzate i social media come fonte di informazioni per tenervi aggiornati su quanto accade nel mondo.

Ma quanto c’è di vero?

Quante sono bufale?

O, più semplicemente, quante volte siamo di fronte a un (più o meno riuscito, più o meno reale) tentativo di satira?

Partendo dalla constatazione che al giorno d’oggi chiunque abbia accesso a un telefono o a un computer può pubblicare notizie on-line, appare chiaro come la mole di informazioni da cui siamo inondati sia di difficile gestione e come rispondere a questi interrogativi sia tutt’altro che semplice.

E appare altrettanto chiaro quanto sia importante supportare bambini e ragazzi nell’acquisizione di strumenti che permettano loro di decodificare e valutare ciò che leggono online.

Se da un lato, infatti,  Google e Facebook sono sempre più attivi nel rimuovere notizie false o fuorvianti, sull’altro versante esiste una parte di quel mondo web che basa la propria esistenza sulla pubblicità (e di conseguenza sulla quantità di click e visualizzazioni che ogni singola pagina riesce ad attirare)  che continua a sfornare storie fantasiose e, nella migliore delle ipotesi, solo parzialmente corrispondenti al vero, condendo il tutto con titoli esagerati e fantasiosi.

Molti bambini e ragazzi hanno come principale fonte di notizie i propri feed Social; imparare a valutare le notizie in modo critico diventa, quindi, un’esigenza primaria…soprattutto considerando che questa abilità tornerà loro utile in ogni contesto!

Non sempre, però, è facile trovare un punto di partenza, un elemento concreto da considerare per permettere ai nostri figli (e, perché no, a noi stessi in primis) di operare un discernimento critico.

A tale fine può risultare utile porsi in via preliminare alcuni quesiti fondamentali proposti da Melissa Zimdars, professoressa al Merrimack College di North Andover, Massachusetts, nel suo “False, Misleading, Clickbait-y, and/or Satirical ‘News’ Sources”.

Secondo la Zimdard ogni volta che ci troviamo di fronte a notizie pubblicate sui Social media, dovremmo chiederci:

  • Chi è l’autore?
  • Chi ha diffuso la notizia?
  • Qual è il pubblico di riferimento?
  • C’è qualcuno che ha pagato per la diffusione della notizia, oppure, c’è qualcuno che ci guadagna se accedo al link proposto?
  • C’è qualcuno che potrebbe trarre beneficio da questa notizia o esserne leso?
  • C’è qualche elemento che sembra essere stato omesso e, nel caso, ci sembra sia qualcosa di importante?
  • La fonte/notizia è credibile e, nel caso di risposta affermativa, cosa ci spinge a ritenere che lo sia?

I ragazzi più grandi, in particolare, potrebbero trovare utili anche alcuni elementi pratici comunemente utilizzati per alzare il livello di guardia di fronte a notizie  probabilmente false:

  • Verificare che il sito cui si viene rimandati non sia solamente “simile” a un sito attendibile ma differente in qualche particolare. Ad esempio contenga una lettera differente nell’indirizzo (un esempio reale: ilfattoquotidAIno.it invece del celebre ilfattoquotidIAno.it). Questi siti, che spesso si autodefiniscono “satirici”,  cercano di approfittare dell’assonanza con testate blasonate per attirare un gran numero di lettori e conseguenti visualizzazioni;
  • Verificare la presenza di elementi di bassa qualità, come frasi con parole interamente in maiuscolo, titoli con evidenti errori grammaticali, affermazioni incredibili senza alcuna citazione delle fonti, immagini sensazionalistiche o attraenti per un determinato pubblico (le donne in bikini succinti sono esche frequentemente utilizzate dai siti di notizie false);
  • Controllare la sezione “Chi siamo” di un sito per scoprire chi lo gestisce o sostiene. Se queste informazioni, o qualcosa di simile, non sono presenti, oppure se il sito richiede  una registrazione per poter accedere alle informazioni sui gestori, sarà naturale chiedersi il motivo di questa mancanza di trasparenza;
  • Controllare Wikipedia o Google prima di fidarsi e di condividere notizie che sembrano troppo belle (o brutte) per essere vere. E anche nel caso di Wikipedia, un’occhiata alla sezione delle discussioni, disponibile all’interno della voce selezionata, sarà utile per acquisire e conoscere diversi punti di vista…
  • Considerare se altre agenzie di stampa tradizionali stanno segnalando la stessa notizia. Se non lo stanno facendo non vuol dire necessariamente che la notizia non sia vera, ma sicuramente vale la pena eseguire un controllo più approfondito;
  • Controllare le proprie emozioni. Questo è  un punto fondamentale. Le notizie “esca” sono costruite appositamente per generare  reazioni emotive estreme e indurre gli utenti a condividere in maniera compulsiva spinti dalla rabbia, dalla indignazione, dalla sorpresa. Se la notizia leggiamo ci fa davvero arrabbiare o ci sembra meravigliosa al limite dell’incredibile, potrebbe essere un segno tangibile del fatto che l’autore stia provando a manipolare le nostre emozioni;
  • Ultimo, ma forse più importante, è sempre opportuno controllare più fonti prima di fidarsi.

A questi consigli si aggiunge la possibilità di verificare se la potenziale bufala sia stata già intercettata e “sbugiardata” dai numerosi siti e pagine Facebook dedicati al tema, ad esempio il celebre e storico sito di Paolo Attivissimo (www.attivissimo.net) che racconta se stesso come “giornalista informatico e cacciatore di bufale”.

Sebbene questi rapidi elementi di verifica non siano certamente sufficienti a garantire un fact checking integrale e infallibile, permettono comunque di analizzare  e riconoscere gran parte delle false notizie diffuse in rete. 

Applicandoli eviteremo di contribuire alla loro diffusione e di cadere noi per primi nella rete dei creatori di bufale.

fonte

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